

Come per le sedi di Roma e Torino già auditate in questo barrido, GROM è il caso canonico di industrial_franchise per la dottrina italiana: nel 2015 il Codacons ha vinto una sentenza che ha obbligato il marchio a ritirare la parola «artigianale» dalla propria pubblicità, perché il gelato viene pastorizzato, congelato e spedito da un unico stabilimento a Mappano di Caselle (Torino) e poi scongelato nei singoli punti vendita.
Non è un giudizio sulla qualità percepita — GROM ha un brand riconoscibile e un rating dignitoso — ma sul modello di produzione. La dottrina v1.4 è chiara: il tetto dipende da dove si manteca, non dall'etichetta o dalla reputazione del marchio.
Bologna è «la Dotta, la Grassa»: la città della pasta fresca all'uovo, del Parmigiano Reggiano e dell'aceto balsamico, dove il rispetto per la materia prima è un'ossessione collettiva prima ancora che una moda gastronomica. Il gelato qui arriva più tardi che a Roma o in Sicilia — ma proprio per questo è diventato un laboratorio di sperimentazione: gelato al Gorgonzola, al wasabi, gelateria biologica certificata prima che il biologico fosse un'etichetta di marketing. In un paese con circa 39.000 gelaterie e quasi 5 miliardi di euro di giro d'affari (Centro Studi FIPE-Confcommercio, 2025), Bologna è dove il gelato smette di essere solo dolce.








| Indirizzo | Via Massimo d'Azeglio 13/a, 40123 Bologna BO |
| Web | grom.it |
| 4,1 · 928 recensioni (verificato 3 agosto 2026) |
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