

Piccola bottega vicino all'Arsenale, gestita da Aiko Barbazza — madre giapponese, padre veneziano — che dopo quasi un decennio come dipendente ha rilevato l'attività e la gestisce in prima persona da quattro anni. La clientela, a parte i turisti, è in prevalenza locale.
Nocciole, mandorle, pistacchi e cioccolato sono dichiarati di prima scelta. Il bancone propone 18 gusti al giorno, oltre metà classici e quattro a rotazione, più un «gusto del mese» spesso più sperimentale — alcuni, come ricotta e pistacchio, sono diventati permanenti. Molto richieste le preparazioni alla frutta, sempre di stagione (uva, fico, fragola).
Venezia non produce materie prime — non ha campagna, non ha allevamenti — eppure è una delle città italiane dove il gelato si mangia di più per metro quadro: milioni di turisti l'anno, calli strette dove ogni vetrina è una vetrina di passaggio, e una concorrenza durissima tra botteghe storiche e catene internazionali arrivate negli ultimi vent'anni. È anche la città del gianduiotto con panna alle Zattere, tradizione che risale agli anni '30. In un paese con circa 39.000 gelaterie e quasi 5 miliardi di euro di giro d'affari (Centro Studi FIPE-Confcommercio, 2025), Venezia è il banco di prova più duro per distinguere l'artigiano vero dal negozio pensato solo per il turista di passaggio.








| Indirizzo | Riva San Biasio, Castello, 30122 Venezia |
| 4,8 · 511 recensioni (verificato 3 agosto 2026) |
Questa gelateria ha già la massima classificazione: 3 palline, eccellenza artigianale documentata.
Scala pubblica: 25-49 → 1 pallina · 50-74 → 2 palline · 75-100 → 3 palline. I tetti per categoria e modello di produzione possono abbassare le palline, mai alzarle.
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